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IN PARLAMENTO

DDL “Rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro”: l’audizione dell’ANCE alla Camera
3 Ottobre 2019 - XVIII legislatura 
Si è svolta il 1° ottobre c.m. l’audizione informale dell’ANCE presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame, in prima lettura, in sede referente, dei disegni di legge in materia di rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro e di rappresentatività delle organizzazioni sindacali (DDL 707/C, a firma dell’On. Renata Polverini del Gruppo FI e 788/C, prima firmataria l’On. Chiara Gribaudo del Gruppo PD).
 
Il Vicepresidente per le Relazioni Industriali e Affari Sociali, Marco Garantola, che ha guidato la delegazione associativa ha espresso, in premessa, condivisione sull’intento del Legislatore di dare ordine ad una materia quale quella della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali, anche al fine di contrastare la proliferazione di contratti collettivi, stipulati da soggetti privi del criterio della maggiore rappresentatività, che attuano un vero e proprio “dumping contrattuale”. Dumping contrattuale che si manifesta anche con l’applicazione di contratti collettivi diversi e che nulla hanno a che vedere con l’attività svolta.
Al riguardo, ha evidenziato che nei cantieri edili si registra spesso la presenza di imprese che, pur effettuando lavorazioni prettamente edili, applicano contratti di altri settori merceologici, con costi nettamente inferiori, anche oltre il 10%, rispetto a quanto stabilito dalla contrattazione edilizia, a danno non solo della leale concorrenza tra le imprese ma soprattutto delle fondamentali tutele in materia di formazione e sicurezza dei lavoratori.
Per questo l’Associazione ha più volte richiesto l’attuazione di quelle norme che sanciscono il rispetto della contrattazione collettiva stipulata dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, alla quale sono riservati il godimento di specifici benefici economici e normativi nonché l’accesso agli appalti pubblici. Peraltro, il rispetto della suddetta contrattazione è condizione per l’emanazione del Durc (Documento unico di regolarità contributiva).
 
Il Vicepresidente si è, in particolare, soffermato, sulla disposizione del DdL n. 788/C che riconosce la possibilità per le parti sociali di individuare, entro un anno dalla data di entrata in vigore del provvedimento, tramite accordi interconfederali sottoscritti dalle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei datori di lavoro privati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, parametri specifici per accertare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro privati a livello nazionale, regionale e provinciale.
La norma prevede, inoltre, che, in assenza di tali accordi, siano presi a riferimento i criteri del numero delle imprese associate, del personale impiegato e la diffusione territoriale delle imprese stesse.
 
Al riguardo, pur apprezzando il dichiarato intento del legislatore di accompagnare mediante un rispettoso e calibrato sostegno legislativo il percorso di valorizzazione e razionalizzazione delle relazioni sindacali e industriali, ha evidenziato che tali percorsi necessitano di lunghi periodi di confronto e, quindi, non possono né essere vincolati ad un arco di tempo predeterminato, né prevedere automatismi.
Inoltre, la misurazione della rappresentanza datoriale deve prioritariamente tenere conto del numero degli addetti ai quali, attualmente, viene comunque già applicata una specifica contrattazione collettiva, riscontrabile anche tramite rilevazione da parte dell’INPS del contratto applicato, non ritenendosi esaustivo il criterio –previsto dal disegno di legge in esame - delle c.d. “teste”, intese come soggetti aderenti.
 
Ciò risulta ancor più rilevante nel settore dell’edilizia, nel quale, se si considera il numero complessivo delle imprese edili, come risulta dal codice Ateco, si può notare la presenza di un numero particolarmente rilevante di ditte individuali.
Il Vicepresidente ha, infatti, sottolineato che il contratto nazionale e quelli territoriali stipulati dall’Ance, Associazione aderente a Confindustria, e dalle proprie articolazioni, assieme alle Organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, a prescindere dalla appartenenza alle rispettive organizzazioni, risultano applicati a circa due terzi dei lavoratori regolarmente iscritti al capillare sistema delle Casse Edili, come anche registrato dal Fondo di previdenza complementare di settore – Prevedi, a cui aderiscono tutti gli addetti del settore delle costruzioni del sistema industriale e artigiano.
Ha, quindi, rilevato la necessità di rendere maggiormente incisive e efficaci le previsioni relative al rispetto della contrattazione collettiva “leader” nel settore di appartenenza.
 
In allegato il Documento con il dettaglio della posizione ANCE sul provvedimento consegnato agli atti della Commissione.
 
Si veda precedente del 30 settembre c.m.